Descrizione
Chiesa domestica
4. Il Mulino. Una sfida per la vita (a cura di S. Gaggini)
Leggere l’esperienza
4. Il Mandorlo. Diocesi di Padova (S. Sanchini)
Vivere la Pasqua nell’anno del Giubileo
Una celebrazione di preghiera (R. Laurita)
Missionari di speranza.
Itinerari di riconciliazione
per vivere il Giubileo (M. Assaf)
Tempo pasquale 2025
20 aprile/8 giugno
Pasqua di risurrezione (G. Carrega, G. Frusca)
2ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)
3ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)
4ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)
5ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)
6ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)
Ascensione del Signore (G. Carrega, G. Frusca)
Domenica di Pentecoste (G. Carrega, G. Frusca)
4. Il Mulino. Una sfida per la vita
a cura di Silvana Gaggini
Cercare di tradurre in pratica gli ideali della vita comunitaria e dell’accoglienza: un cammino che ha compiuto quarant’anni.
1. La storia
La storia parte da lontano, quando un gruppo di ragazzi e ragazze del dopo-cresima, cresciuti in parrocchia insieme a Giusto, il loro catechista-educatore, grazie alla lettura coinvolgente degli Atti degli Apostoli e l’esperienza delle prime comunità cristiane impegnate a cercare di essere una cosa sola, ci hanno spinto ad accettare la sfida di vivere insieme. Dal fascino suscitato da parole come «comunità» e «condivisione », siamo passati alla voglia di approfondirle e prenderle sul serio, intraprendendo un cammino concreto di vita in comune, senza riserve di tempo e di spazio, e quindi per la vita: questo è il lungo e lento percorso in quarant’anni di comunità. Giusto, catechista laico, è stato per anni la figura di riferimento del gruppo e ha fatto sì che l’idea astratta di fare comunità diventasse realtà, e con lui anche Elena, sua moglie, che ancora vive in comunità nonostante l’Alzheimer che l’ha colpita da diversi anni. Hanno saputo dar corpo a un sogno e dato fiducia a un gruppo di giovani. Dopo un periodo in cui, ancora giovanissimi, avevamo condiviso tutti i nostri momenti liberi, continuando a coltivare e far crescere il sogno, alla fine degli anni Settanta arrivammo alla grande decisione: acquistare una vecchia casa colonica, fino ad allora adibita a mulino, nei pressi di Vicchio, nel verde della campagna del Mugello. Le nostre poche risorse economiche (in molti stavamo ancora studiando) ci avevano portato ad allontanarci da Firenze, allargando sempre più il cerchio delle nostre ricerche. Per ciascuno di noi c’è stato un prezzo da pagare: era un’utopia che sfidava il mondo attorno a noi e soprattutto le nostre famiglie di origine, che non capivano questa scelta. Alcuni di noi hanno attraversato veri e propri drammi, parzialmente ricuciti nel tempo. I lavori di ristrutturazione, fatti in proprio, cominciarono subito, facendo così crescere l’immobile-casa insieme alla comunità. Tutti gli spazi, a eccezione delle camere da letto, sono stati pensati per essere vissuti insieme, dalla cucina alla sala da pranzo alla lavanderia/stireria, come in un’unica grande famiglia. E come in famiglia, ciascuno ha cercato un lavoro, secondo le proprie competenze e capacità, che permettesse tempo libero da dedicare alle relazioni, alla casa, ai lavori di ristrutturazione e manutenzione. Per lunghi anni la comunità si è consolidata lavorando e pregando insieme, impegnandosi poi all’esterno in attività sociali, in politica e aprendosi poi all’affido familiare e all’accoglienza di famiglie o persone in difficoltà, agli immigrati e ultimamente ai rifugiati, tramite i corridoi umanitari.





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