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Servizio della Parola – n. 548

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COD: 3240213 Categoria:

Descrizione

Sguardi in pastorale

14. Cronache di vita liturgica (A. Carrara)

I nostri modi di dire

44. «Siamo una grande famiglia»

1. «Siamo una grande famiglia» (A. Carrara)

2. La famiglia di Gesù (S. Grasso)

3. «Siamo una grande famiglia».

Pretese inglobanti di una frase ambigua (R. Laurita)

Vivere la speranza

(R. Laurita)

Dalla 16a alla 21a domenica

del Tempo ordinario

23 luglio / 27 agosto

16ª domenica ordinaria (A. Busia, M. Aliotta, V. Brunello)

17ª domenica ordinaria (A. Busia, P. Bignardi, S. Cumia)

Trasfigurazione del Signore (A. Busia, S. Cumia)

19ª domenica ordinaria (A. Busia, E. Caretti, G. Frusca)

Assunzione della Vergine Maria (A. Busia, S. Cumia)

20ª domenica ordinaria (Redazione, R. Maiolini, G. Frusca)

21ª domenica ordinaria (Redazione, P. Bignardi, G. Frusca)

 

Rubrica

Cronache di vita liturgica

di Alberto Carrara

1. Il paradiso dell’Assunta, il mio e quello degli altri

È un tratto ricorrente in molti atteggiamenti ecclesiastici. «Bisogna annunciare le verità cristiane che contano, le verità fondamentali e fondanti… Bisogna dire che Dio c’è, che dà senso alla nostra storia, che Gesù è davvero Figlio di Dio, che è risorto… Bisogna annunciare la parola di Dio, la chiesa e i sacramenti… Bisogna parlar chiaro sui temi morali…». E così via predicando. Tutto vero, molto vero… anzi, troppo. Manca in tutte queste “sacrosante verità” la preoccupazione dell’interlocutore. Non basta che io dica le cose vere, infatti, devo anche chiedermi se hanno una qualche possibilità di essere percepite come vere. Io posso parlare ebraico e greco, ma se i miei ascoltatori parlano italiano, succedono due cose. Primo: i miei ascoltatori non capiscono e, proprio perché non capiscono, si convincono sempre di più che le cose di quella lingua straniera e strana non sono cose loro… Ce lo ripetiamo molte volte, ma una certa predicazione ecclesiastica più passa il tempo, più appare estranea alle persone di oggi. Il nostro zelo nel dire le cose sante e nel dirle santamente esatte, finiscono per renderle ancora più estranee. Secondo. Può succedere anche che, qualche volta, le cose che dico io le conoscano anche i miei interlocutori. Resta però aperto il problema di sapere se le parole che dico io significano le stesse cose per me e per quelli che mi ascoltano. Io dico certe cose e le mie “cose” diventano altre cose per loro. Ho l’impressione, dunque, che con l’aumento del distacco dalla chiesa da parte della cultura corrente aumenti, negli uomini di chiesa, l’urgenza di irrigidire il proprio messaggio. Alla scarsa passione per il Vangelo si risponde con un Vangelo “duro e puro”. L’intenzione è buona: si vuole evitare la deriva; sciogliere il Vangelo per farsi capire può comportare, infatti, che il Vangelo sia sempre meno Vangelo. Il Vangelo “duro e puro”, però, corre il rischio opposto: per eccesso di fedeltà al Vangelo e per un eccesso di fedeltà al linguaggio di sempre per annunciarlo, rischio di perdere gli interlocutori che dovrebbero accoglierlo. Nel primo caso si perde il Vangelo, nel secondo caso si perdono coloro ai quali il Vangelo deve essere annunciato. Nel mese di agosto incrociamo la festa della Assunzione in cielo della Vergine. È un caso esemplare in rapporto a quello che stiamo dicendo. Tutto è fascinosamente allusivo nel racconto tradizionale di quella festa: il cielo, Maria “assunta”… E poi le scenografie alle quali l’arte ci ha abituato: angeli festanti che volano attorno alla Madonna portata in alto, e gli apostoli, in basso, “in terra”, stupefatti di fronte alla tomba vuota… Proviamo a immaginare un “pubblico” esemplarmente moderno: un gruppo di giovani, ad esempio. Posso parlare loro della Madonna, del suo ritorno “in cielo” e del paradiso. Quello che però sanno del paradiso corrisponde soltanto in piccola parte a quello che so io. Alle immagini che anch’io ho in testa faccio corrispondere i testi sacri e un po’ di teologia, che mi permettono di ripensare il cielo, il paradiso, gli angeli… Questo è il mio bagaglio. Mediamente, però, non è quello dei giovani che mi ascoltano. Anzi: può persino capitare che le mie parole, invece di far passare le cose vere del paradiso – quelle che i testi rivelati mi hanno fatto assimilare – facciano passare quelle false, quelle che pubblicità e barzellette hanno fatto passare per i miei interlocutori. La festa dell’Assunta ripropone, dunque, un problema che c’è sempre, che nella festa di metà agosto si acutizza per il carat […]

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