Descrizione
L’articolo sviluppa il rapporto san Giuseppe–vita
consacrata alla luce dell’Esortazione apostolica Vita
consecrata di Giovanni Paolo II, evidenziando gli
innumerevoli accostamenti tra il “fece” di Giuseppe
(Mt 1,24) e l’essenza della vita consacrata, la quale
ha in Giuseppe, “insieme con Maria”, il suo naturale
modello. Come si vedrà, il focus su san Giuseppe
non adombra minimamente la presenza di Maria,
anzi, il loro vincolo di comunione e di aiuto reciproco
viene a significare, nella fattispecie per i consacrati,
anche un modo di vivere insieme la missione per cui
si è stati chiamati.
1. Anno della vita consacrata
è trascorso un anno dalla conclusione dell’Anno della
vita consacrata (30 novembre 2014 – 2 febbraio 2015),
indetto da papa Francesco in occasione del 50° anniversario
della Costituzione
Chiesa, che nel cap. VI tratta dei Religiosi, come pure del Decreto
Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa.
Papa Francesco affida l’Anno della vita consacrata a Maria,
«la Vergine dell’ascolto e della contemplazione», qualità pienamente
condivise dal suo sposo san Giuseppe. La presenza
di Maria, infatti, richiama necessariamente quella di san Giuseppe.
Poiché i religiosi devono apprendere «la mistica di vivere
insieme, che fa della nostra vita un santo pellegrinaggio», san
Giuseppe non è separabile da Maria, avendo egli «sostenuto
la sua sposa nella fede della divina annunciazione… posto per
primo da Dio sulla via della peregrinazione della fede, sulla quale
Maria – soprattutto dal tempo del Calvario e della Pentecoste –
andrà innanzi in modo perfetto»1.
2. Il primato della vita interiore
Nell’Esortazione apostolica Redemptoris custos, Giovanni
Paolo II dedica un capitolo a “Il primato della vita interiore”
e afferma, riferendo un’omelia di Paolo VI, che è appunto
nella «sua insondabile vita interiore» che trova la sua ragione
adeguata «il sacrificio totale, che Giuseppe fece di tutta la sua
esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria
casa» (n. 26). Il «sacrificio totale» di Giuseppe affiora nel momento
in cui Dio, attraverso il ministero angelico, «lo chiamò
ad essere il Custode del Redentore»; subito egli «fece come gli
aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa»
(Mt 1,24). «Egli la prese in tutto il mistero della sua maternità,
la prese insieme col Figlio che sarebbe venuto al mondo per dogmatica Lumen Gentium sulla
opera dello Spirito Santo: dimostrò in tal modo “una disponibilità
di volontà, simile a quella di Maria”, in ordine a ciò che
Dio gli chiedeva per mezzo del suo messaggero» (n. 3).
Siccome non è possibile trattare della persona consacrata
senza tenere costantemente presente l’Esortazione apostolica
Vita consecrata di Giovanni Paolo II, svilupperemo questo argomento
alla sua luce, evidenziando gli innumerevoli accostamenti
tra il “fece” di Giuseppe e l’essenza della vita consacrata,
la quale ha in Giuseppe, “insieme con Maria”, il suo naturale
“modello”.
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