Descrizione
EDITORIALE
Il capitolo ‘benedizioni’ occupa l’ultimo numero dell’annata dedicata alla rivisitazione delle motivazioni di alcune realizzazioni della riforma liturgica conciliare. Apre la riflessione E. Mazza che, con brevi e intense pennellate, ripercorre la storia del concetto di sacramento e propone una sua lettura teologica della distinzione tra settenario sacramentale e sacramentali, riprendendo la teologia patristica dei diversi gradi di partecipazione al mistero di Cristo. Il concilio Vaticano II ha rivisitato il rapporto chiesa – mondo, nella logica dell’unico mistero di salvezza operato da Cristo. Da qui – evidenzia A. Matteo – la nuova lettura e impostazione della prassi delle benedizioni, al fine di evitare una possibile loro deriva in superstizioni. Nella spesso pressante richiesta di benedizioni, tuttavia, si può forse cogliere un’interessante domanda circa la qualità della fede cristiana vissuta.
La nostra è davvero una cultura che fa a meno dei riti? L’ipotesi da cui P. Costa prende le mosse è che nel revival del rito siano riconoscibili le tracce della permanenza, sorprendente in una cultura ossessionata dal culto degli ideali di autodeterminazione e autenticità, di un bisogno di affidamento, abbandono, cessione di sovranità, in una parola di ‘eteronomia’. Fra i numerosi esempi di letture bibliche suggerite dal Benedizionale, ne abbiamo scelte tre per celebrazioni abbastanza diffuse con largo concorso di popolo: la scheda curata da C. Doglio presenta un breve commento esegetico con una traccia di possibile omelia. P. Sorci offre alcuni suggerimenti sull’ars celebrandi delle benedizioni sottolineando che l’arte di celebrare non è sinonimo di estetismo, ma indica la competenza nel porre in atto la celebrazione, nel rispetto dell’assemblea, dei libri liturgici che ci sono consegnati dalla chiesa e dei ruoli in essi previsti, e utilizzando gli ampi spazi di adattamento e creatività consentiti. Nella tradizione cattolica, tra i sacramentali ha conosciuto vasto uso la benedizione eucaristica, sempre presente un tempo alla fine dei vespri domenicali, di tridui e novene, e nei santuari. Qual è il suo significato e quali le indicazioni per celebrarla? L’abbiamo chiesto a R. Barile.
La rivista prosegue offrendo ai lettori schede per la formazione che completano il tema trattato dagli studi con strumenti per la catechesi del gruppo liturgico e/o degli adulti (L. Donati Fogliazza), sussidi celebrativi (D. Cravero – L. Gazzoni: vedi materiale online), musicali (P. Ruaro) e sulla suppellettile liturgica (M. Soranzo).





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