Descrizione
«La morte d¿un cane non altera l¿universo. Continuano a ruotare i pianeti e gli elettroni. Questo pomeriggio, pioverà. [¿] Tuttavia son convinto, e non smetterò d¿esserlo, che il mio cane morto era una forma splendida della vita: grave, nobile, amorosa, e pura». Così Carlo Coccioli scrive di Fiorello, compagno di vita per «quindici lunghissimi anni», e protagonista di queste pagine dolorose e dolci. Un lamento, quello dell¿autore, che a tratti si interrompe per raccontare le minuzie della quotidianità, su cui si fondano l¿amore e la fiducia che si sviluppano tra lui e il suo cane. “Requiem per un cane” è però anche il requiem per la nostra condizione di esseri mortali, sempre in bilico sul crinale tra la vita e la morte. Per questo, per provare a contrastare l¿inesorabile scorrere del tempo, Coccioli si abbandona alla profondità delle sue riflessioni metafisiche e al racconto affettuoso dei ricordi più belli. Un canto d¿amore per il cane perduto si trasforma così in una illuminante elegia sulla nostra precarietà.





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