Descrizione
Se ci affidiamo all’etimo greco, il lemma “crisi” evoca la decisione dinanzi a una sfida,
un momento eccezionale che nondimeno esalta quanto invece è velato dai tempi ordinari.
Sotto diversi profili, ciò ha riguardato anche la crisi pandemica del Covid-19.
In larga parte essa ha imposto la revisione del rapporto tra autorità e ambiente socioeconomico,
suscitando inedite formule disciplinari. Non senza scelte divisive, rivelatrici
di molteplici modi di concepire la combinazione pratica tra libertà, eguaglianza, dignità,
interesse individuale e collettivo. Eppure occasioni di comprensione “critica”
si offrono anche laddove la reazione consiste in una deliberata “normalizzazione” articolata
secondo il registro della continuità: durante la pandemia, così è stato in Bielorussia,
il cui governo ha rifiutato di introdurre misure restrittive volte a contrastare
il contagio. Le analisi di questo libro guardano ai presupposti di tale opzione, cogliendo
nelle soluzioni di welfare la dimensione privilegiata in cui esplorare i tratti
profondi di un regime politico, a misura dell’incorporazione nelle sue strategie delle
esigenze di protezione e promozione dello sviluppo umano. L’ambito sanitario offre
uno spunto di indagine che si proietta sul restante novero delle politiche sociali, stante
l’immediata attinenza della funzione pubblica al dato elementare della socialità, ossia
la sfera vitale. Attraverso l’osservazione della realtà bielorussa, gli studi offerti dal volume
vogliono suggerire la densità di corrispondenze tra regimi politici e regimi di
welfare, più in generale utili a decifrare, a qualunque latitudine, gli indirizzi delle
odierne politiche pubbliche che meglio rivelano il significato assegnato alla cittadinanza
sociale connessa ai rapporti di obbligazione politica.





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