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L‘evangelizzazione di Carlo Magno un momento del dinamismo missionario della Chiesa

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COD: 40757 Categoria:

Descrizione

Estratto

Rapporti sempre più stretti fra la Chiesa e la monarchia franca vengono a configurare Carlo Magno come il garante dell’unità e dell’ingrandimento del regno, la guida morale dell’ecumene cristiana, l’antesignano della fede contro il persistere del paganesimo e il propagarsi dell’eresia, il massimo difensore della vera religione, che si fa supporto e alimento all’ambizioso progetto di una grande e solida unità imperiale e cristiana. Rafforzato sempre più, anche per influenza degli intellettuali di corte, nell’idea di aver ricevuto da Dio la sua autorità e di essere stato eletto alla missione di condurre il suo popolo sulle vie del Signore, in ogni sua impresa bellica egli unisce a intenti espansionistici un sincero interesse alla difesa e all’unificazione della cristianità: all’assoggettamento dei popoli accompagna, pertanto, un’azione sistematica di cancellazione degli ultimi resti del paganesimo e di conversione al cattolicesimo.

Parole chiave:

Acculturazione; Inculturazione; Dinastia merovingia; Sassoni; Avari; Missionarietà cristiana

 

Abstract

Ever-closer relations between the Church and the Frankish monarchy result in strengthening the position of Charlemagne as the guarantor of the unity and growth of the kingdom, the moral guide of the Christian world, the defender of the Faith against persistent paganism and the spread of heresy, the greatest ally of true religion, who supports and nurtures the ambitious project of a vast and solid imperial and Christian unity. Strengthened in his conviction – influenced by court intellectuals – that he received from God his authority as well as his mission to conduct his people in the ways of the Lord, in all of his war efforts he unites with his expansionist motives a sincere interest in the defense and unification of Christianity. For this reason his subjugation of nations is accompanied by a systematic effort to cancel out the last remains of paganism and to favor conversions to Catholicism.

Keywords:

Acculturation; Inculturation; Merovingian dynasty; Saxons; Avars; Christian missionary activity

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1. Dai Merovingi ai Carolingi: si cementa l’alleanza fra trono e altare

Il 24 settembre del 768 si spegneva a Saint-Denis Pipino III il Breve, figlio di Carlo, detto Martello (piccolo Marte) a lode della sua abilità di guerriero1, per aver arrestato a Poitiers, nell’ottobre del 752, la temibilissima, devastante avanzata dei Musulmani in territorio gallico2. Era succeduto al padre nell’anno 741 unitamente a suo fratello Carlomanno e il regno dei Franchi si era così, di fatto, ancora una volta, diviso3. Fratello minore, fu designato a governare la Neustria e la parte sud-orientale, con Burgundia e Provenza4. Al primogenito, Carlomanno, fu invece assegnata la parte nord-orientale, con Austrasia5, Turingia e Alamannia. Non rientrarono nella spartizione la Baviera e l’Aquitania, che Carlo Martello lasciò sussistere come ducati autonomi6. Sebbene attentamente studiata, la divisione produsse pericolosi dissensi7, a causa dei quali i due fratelli, di comune accordo, accingendosi comunque a mettere in atto gli opportuni interventi per dar prova di un governo forte e stabile8, decisero, nel 743, di rimettere sul trono che il padre aveva lasciato vacante9 il merovingio Childerico III.

Nel 747 Carlomanno abdicò e si fece monaco benedettino, entrando prima nel convento del Soratte, poi nel monastero di Montecassino10. La sua eredità passò allora nelle mani di Pipino, che vide così riunificarsi il regno sotto il suo unico potere. A questo punto, aspirando a governare i Franchi non più come maestro di palazzo, ma come re, prima di rendere pienamente manifesta la sua intenzione cercò l’assenso del papa Zaccaria, nella consapevolezza che nessuno, meglio di lui, avrebbe potuto legittimare quella che, in fondo, sarebbe stata una vera e propria usurpazione ai danni di un re cristiano11. Nel 751, dunque, l’abate Fulrado12, per incarico del nuovo re e avendo come accompagnatori Burcardo vescovo di Würzburg13 e Bonifacio, già in altissima considerazione presso i papi e la cui presenza giovò non poco al successo politico dell’incontro, si recò a Roma e, premettendo una chiara descrizione dello stato di grave declino in cui versava il dominio merovingico, interpellò il papa su chi dovesse, in definitiva, avere la corona regale: quello che deteneva il titolo di re o quello che di fatto esercitava il potere14? Dopo lunga riflessione e sollecitato anche da Bonifacio, il pontefice riconobbe che nominare un sovrano potente e al passo con i tempi, invece di lasciare sul trono re deboli e di strette vedute, avrebbe sicuramente favorito la stabilità e lo sviluppo della Chiesa.

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