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Dei verbum

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EDITORIALE

 

In latino il secondo capitolo della Dei Verbum porta il titolo De divinae revelationis transmissione, che tradotto significa «circa la trasmissione della divina rivelazione». Di fatto viene affrontato un argomento che all’epoca era oggetto di non poche controversie, ossia il rapporto fra sacra Scrittura e tradizione. È un tema che ha richiesto un cambiamento di mentalità, una modifica nel modo di pensare Dio e la rivelazione; è un argomento che ha domandato alla chiesa di fare un salto di qualità.

Il punto di partenza è mostrato molto bene nell’articolo introduttivo di Riccardo Saccenti, che tratteggia la storia redazionale del testo; viene ripreso anche nell’ultimo articolo di questo nostro fascicolo (Pierluigi Ferrari), che approfondisce proprio la questione che stava alla base: la cosiddetta teoria delle «due fonti». La domanda di partenza è: qual è la sorgente, la fonte della rivelazione? In un contesto polemico verso il mondo della Riforma, la teologia cattolica aveva sviluppato l’idea che le fonti della rivelazione fossero due: non solo la sacra Scrittura, ma anche la sacra tradizione. Con la Dei Verbum il Concilio è riuscito a scardinare questa impostazione e a riconoscere che non si possono contrapporre Scrittura e tradizione. È proprio l’idea di rivelazione racchiusa nel capitolo primo della Dei Verbum che impone il cambiamento: Dio non ci fa conoscere idee, concetti o comandi; a Dio piace rivelare se stesso, invitarci alla comunione con sé; e questa rivelazione scaturisce tanto dalla Scrittura quanto dalla tradizione, che sono indissolubilmente intrecciate fra di loro. Nella comprensione di molti il termine «tradizione» evoca una situazione di rigidità e immobilità; la Dei Verbum invece ci ricorda che la tradizione non c’entra nulla con il tradizionalismo; la tradizione è una realtà vivente (Luca Mazzinghi). Sono diversi i soggetti che la fanno progredire; tra questi un ruolo particolare è svolto dal magistero dei vescovi, che è per la maturazione della fede e per la crescita della chiesa (Serena Noceti).

Fin qui abbiamo visto l’articolo storico e i tre contributi teologici del nostro fascicolo. Ci sono anche, secondo l’impostazione che abbiamo iniziato a conoscere nel numero precedente della rivista, tre articoli più strettamente biblici, che affrontano i testi della Scrittura citati dal capitolo secondo della Dei Verbum. Il primo è costituito da alcuni versetti di 2Corinzi (Guido Benzi); dalle parole di Paolo emerge un’idea di tradizione strutturata in due momenti: una traditio (il Padre che dona il Figlio ed il Figlio che si dona) ed una redditio (l’«Amen» del credente). Ancora a Paolo attinge il secondo articolo, che facendo riferimento a più testi mostra come la tradizione sia una realtà viva e vivificante: è la parola di Gesù che l’apostolo trasmette alle sue comunità, affinché su essa siano fondate e da essa vengano nutrite e custodite (Francesco Bargellini). Infine, un terzo contributo viene dal famoso sommario di At 2, che racconta la comunità di Gerusalemme come caratterizzata da fedeltà e comunione fraterna; senza una comunità viva e orante, che ha custodito, trasmesso e testimoniato quanto sperimentato dell’agire di Dio nella storia degli uomini, non ci sarebbe stato alcun libro sacro (Annalisa Guida)! 

Su questi temi ritornano il «laboratorio biblico» di Valentino Bulgarelli così come la «scheda biblica» di Serena Noceti (che prende il via dalla preghiera di Gesù in Gv 17). Continuando con le rubriche, faremo poi conoscenza con un’altra delle «figure di biblisti e teologi intorno alla Dei Verbum», il francescano Umberto Betti (Riccardo Battocchio); così come potremo ascoltare ancora la testimonianza di Cesare Bissoli su «la Dei Verbum nella pastorale», in particolare sull’impegno dell’apostolato biblico. E sempre sul biblico rimarremo con i volumi presentati nella nostra «vetrina» e con la scheda artistica di Marcello Panzanini, che ci illustrerà il San Girolamo nello studio di Antonello da Messina. 

Anche per questo secondo fascicolo l’argomento è vasto; nella speranza che i nostri assaggi riescano ad affascinarvi, vi auguriamo di continuare la lettura – magari, per i più coraggiosi, attraverso uno dei titoli presentati nella rubrica «per leggere la Dei Verbum» (Valeria Poletti). 

Carlo Broccardo

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