Descrizione
Senza arrivare a un’elaborazione sistematica, si elaborano
alcune linee orientative e alcuni criteri di discernimento
del fenomeno mistico cristiano, partendo
da due prospettive diverse e complementari: a livello
ermeneutico, la prospettiva esperienziale e magisteriale
di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della
Croce, entrambi Dottori della Chiesa; a livello metodologico,
una prospettiva di teologia simbolica, prendendo
come punto di riferimento il testo biblico del
roveto ardente (Es 3,1-6), in quanto particolarmente
adatto a fornire elementi utili alla ricerca in oggetto.
Se è vero che la mistica cristiana conosce una sua storia
e dunque una sua evoluzione dinamica, è altrettanto
vero che ai nostri giorni la nozione di mistica conosce
un’importanza forse mai raggiunta e un’estensione di
significato mai conosciuta prima d’ora. Qui risiedono le ragioni
principali dell’ambiguità dell’uso sconsiderato del termine,
sia a motivo della sua ampiezza semantica, sia per lo sconfinamento
dal campo strettamente teologico a quello filosofico,
etico, estetico, affettivo, esperienziale. «Il ventunesimo secolo
o sarà mistico o non sarà», aveva profetizzato alcuni decenni
fa A. Malraux, e la sua profezia è universalmente conosciuta
soprattutto grazie alla declinazione rahneriana: «Oggi, se non
si è mistici, non si può essere nemmeno cristiani»1. Non servono
analisi approfondite di tipo teologico, fenomenologico,
filosofico o sociologico per constatare che la profezia si sta
evidentemente realizzando. Ma l’evidenza di fondo è che tale
realizzazione si compie per lo più al di fuori delle vie classiche
o tradizionali. Quale differenza esiste tra una mistica cristiana
e la mistica delle altre esperienze religiose? Si può dare una
mistica autenticamente cristiana al di fuori della mediazione
sacramentale o dell’esperienza ecclesiale? Qual è il confine tra
la portata razionale dell’esperienza mistica e il coinvolgimento
affettivo del soggetto? In che misura la stabilizzazione affettiva
e l’autorealizzazione della persona sono coinvolte nel processo
mistico? Siamo di fronte a una triplice evidenza:
– il concetto e la portata del fenomeno mistico sono in una
fase di evoluzione dinamica e di approfondimento (e
questo non può che essere salutato positivamente);
– tutto ciò che si è detto a proposito di questa evoluzione,
comporta, però, anche molti rischi e numerose ambiguità.
Se il fenomeno mistico è per antonomasia il terreno propizio
dell’ambiguità, suscettibile pertanto del necessario
discernimento (la storia della mistica cristiana sarebbe sufficiente
ad offrire abbondante documentazione in proposito),
mai come in questo periodo la teologia è chiamata a
farsi voce di verità e di discernimento. Parafrasando i due
autori citati, si potrebbe dire: “O la mistica cristiana sarà
autentica, o non sarà”;
– non si può negare, d’altra parte, che anche le esperienze
“mistiche” o pseudomistiche nell’alveo delle tradizionali
chiese cristiane, soffrono molto spesso del contagio di sensazionalismo,
spiritualismo disincarnato, devozionalismo
superficiale, sentimentalismo epidermico. Si rende pertanto
doppiamente necessario un discernimento radicale
del fenomeno mistico2.
Come orientarci in questo lavoro di discernimento della
mistica cristiana?
[…]





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