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Cristianesimo mistico?

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COD: 9606240901 Categoria:

Descrizione

Senza arrivare a un’elaborazione sistematica, si elaborano

alcune linee orientative e alcuni criteri di discernimento

del fenomeno mistico cristiano, partendo

da due prospettive diverse e complementari: a livello

ermeneutico, la prospettiva esperienziale e magisteriale

di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della

Croce, entrambi Dottori della Chiesa; a livello metodologico,

una prospettiva di teologia simbolica, prendendo

come punto di riferimento il testo biblico del

roveto ardente (Es 3,1-6), in quanto particolarmente

adatto a fornire elementi utili alla ricerca in oggetto.

 

Se è vero che la mistica cristiana conosce una sua storia

e dunque una sua evoluzione dinamica, è altrettanto

vero che ai nostri giorni la nozione di mistica conosce

un’importanza forse mai raggiunta e un’estensione di

significato mai conosciuta prima d’ora. Qui risiedono le ragioni

principali dell’ambiguità dell’uso sconsiderato del termine,

sia a motivo della sua ampiezza semantica, sia per lo sconfinamento

dal campo strettamente teologico a quello filosofico,

etico, estetico, affettivo, esperienziale. «Il ventunesimo secolo

o sarà mistico o non sarà», aveva profetizzato alcuni decenni

fa A. Malraux, e la sua profezia è universalmente conosciuta

soprattutto grazie alla declinazione rahneriana: «Oggi, se non

si è mistici, non si può essere nemmeno cristiani»1. Non servono

analisi approfondite di tipo teologico, fenomenologico,

filosofico o sociologico per constatare che la profezia si sta

evidentemente realizzando. Ma l’evidenza di fondo è che tale

realizzazione si compie per lo più al di fuori delle vie classiche

o tradizionali. Quale differenza esiste tra una mistica cristiana

e la mistica delle altre esperienze religiose? Si può dare una

mistica autenticamente cristiana al di fuori della mediazione

sacramentale o dell’esperienza ecclesiale? Qual è il confine tra

la portata razionale dell’esperienza mistica e il coinvolgimento

affettivo del soggetto? In che misura la stabilizzazione affettiva

e l’autorealizzazione della persona sono coinvolte nel processo

mistico? Siamo di fronte a una triplice evidenza:

– il concetto e la portata del fenomeno mistico sono in una

fase di evoluzione dinamica e di approfondimento (e

questo non può che essere salutato positivamente);

– tutto ciò che si è detto a proposito di questa evoluzione,

comporta, però, anche molti rischi e numerose ambiguità.

Se il fenomeno mistico è per antonomasia il terreno propizio

dell’ambiguità, suscettibile pertanto del necessario

discernimento (la storia della mistica cristiana sarebbe sufficiente

ad offrire abbondante documentazione in proposito),

mai come in questo periodo la teologia è chiamata a

farsi voce di verità e di discernimento. Parafrasando i due

autori citati, si potrebbe dire: “O la mistica cristiana sarà

autentica, o non sarà”;

– non si può negare, d’altra parte, che anche le esperienze

“mistiche” o pseudomistiche nell’alveo delle tradizionali

chiese cristiane, soffrono molto spesso del contagio di sensazionalismo,

spiritualismo disincarnato, devozionalismo

superficiale, sentimentalismo epidermico. Si rende pertanto

doppiamente necessario un discernimento radicale

del fenomeno mistico2.

Come orientarci in questo lavoro di discernimento della

mistica cristiana?

[…]

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