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Parole di Vita

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COD: 66519664 Categoria:

Descrizione

Maria Diletta Rigoli

«COME LA CERVA».

IL DESIDERIO DI DIO NEI SAL 42–43 4

Dionisio Candido

«SVEGLIATI! PERCHÉ DORMI, SIGNORE?».

IL SINGOLARE LAMENTO DEL SAL 44 9

Ludwig Monti

IL TRADIMENTO DELL’AMICIZIA. IL SAL 55 14

Gianni Barbiero

«PER TE IL SILENZIO È LODE». IL SAL 65 19

Laura Invernizzi

STRINGERE PIÙ FORTE LE PAROLE.

LA PREGHIERA DELL’ANZIANO NEL SAL 71 24

Approfondimenti

Giacomo Violi

RIPRESE NEOTESTAMENTARIE

LO ZELO, LA SETE E L’ACETO.

IL SAL 69 NELLA PASSIONE 29

André Wénin

QUESTIONI

GRIDARE «GIUSTIZIA!» AL SIGNORE 34

Elena Massimi

I SALMI NELLA LITURGIA

LE ANTIFONE, LA VOCE LITURGICA DEI SALMI 39

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

Sulla soglia dell’umano. Uomini e animali nel Salterio 45

LETTURA EBRAICA

DEI SALMI di Furio Aharon Biagini

Il Signore, sorgente della vita 48

VERSI PER DIO di Ardea Montebelli

Accogliere la vita fino alla stanchezza 52

APOSTOLATO BIBLICO di Alessandra Bellofiore

Buone pratiche: un percorso in continua evoluzione 55

VETRINA BIBLICA 57

ARTE di Marcello Panzanini

Tutto in un fotogramma.

Il mosaico absidale di S. Clemente a Roma

 

Editoriale 

Il Signore Dio nostro non desidera che noi gli facciamo conoscere qual è il nostro volere – che egli non può non conoscere – ma desidera che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, affinché diventiamo capaci di ricevere ciò che prepara di darci» (Agostino, Lettera a Proba, 8,17). Il desiderio abita la temporalità umana: nasce dalla memoria, si accende nel presente come esperienza di mancanza e si protende verso il futuro. Proprio in questa temporalità del desiderio il secondo libro del Salterio colloca le iridescenze di una preghiera che non colma immediatamente il vuoto, ma lo custodisce nella memoria, lo dilata fino al grido e lo orienta nella lode. È tale dinamica a emergere con forza nei Sal 42–43. In essi il desiderio si esprime come sete: l’immagine dell’acqua (a cui la cerva anela), analizzata da M.D. Rigoli, racchiude una tensione ambivalente. L’acqua è insieme ciò che dà vita e l’abisso che travolge; è necessità vitale e rischio di morte. Il salmista attraversa questa polarità sostenuto dalla memoria di Dio. La stessa struttura dinamica – memoria, crisi, invocazione – si ritrova nel Sal 44, commentato da D. Candido. Qui il desiderio nasce dal ricordo delle opere salvifiche di Dio, ma si scontra con un presente segnato dalla sventura degli innocenti. Il salmo dà voce a uno scandalo teologico: la fedeltà di Dio sembra incrinarsi. Proprio in questa frattura prende forma una preghiera che non rinuncia a superare ogni visione semplificata della Sua coerenza. Commentando il Sal 55, L. Monti conduce nel cuore di una ferita ancora più radicale: il tradimento dell’amico. Il desiderio di comunione si rovescia in esperienza di ivisione e doppiezza, tra parole melliflue e azioni ostili. Un affidamento a Dio che non cancella l’angoscia, ma la attraversa, getta luce sulla preghiera di Gesù nel Getsèmani. Eppure, proprio dentro il registro della lamentazione, si apre anche la lode. Il Sal 65, illustrato da G. Barbiero, mostra come la pacificazione del cuore umano si intrecci con quella del cosmo: il desiderio, pur segnato dal peccato e dal male, trova una risposta nella sovrabbondanza della vita donata da Dio, che riconcilia e feconda la terra. Il percorso prosegue nel Sal 71, dove – come evidenzia L. Invernizzi – il desiderio assume i tratti della perseveranza nella vecchiaia. La fragilità dell’anziano è trasformata in testimonianza: la ripetizione, tipica dell’età avanzata, diventa ripresa orante delle parole dei salmi e memoria che continua a nutrire la speranza. G. Violi mostra come la voce del giusto perseguitato diventi nel Nuovo Testamento una chiave interpretativa della passione di Gesù e del suo silenzio. Il tema dell’odio senza causa del Sal 69,5 trova la sua icona in Gesù: a questo salmo alludono, in Matteo, il vino misto a fiele e l’aceto offerti a lui sulla croce – segno che la sua passione è compimento di un grido già da sempre custodito nella preghiera d’Israele. In questa linea si collocano anche i salmi imprecatori, affrontati da A. Wénin. Le loro parole talvolta scandalose non sono espressione di vendetta, ma grido di chi è impotente. Esse rivelano un desiderio di giustizia che non si traduce in azione violenta, ma viene consegnato a Dio nella forma della parola. È un desiderio che osa dire tutto, senza censura, perché confida che solo da Dio può venire una risposta. Come i salmi danno voce al desiderio umano, anche quello meno “presentabile”, così essi intonano la preghiera liturgica. Tuttavia, come mostra E. Massimi, le antifone del Messale e della liturgia delle ore non sono semplici cornici, ma chiavi interpretative: orientano la preghiera, inserendo il salmo nel tempo liturgico e nel mistero celebrato. I salmi insegnano a desiderare: come scrive Agostino, la preghiera tende il cuore dell’uomo, sottraendolo all’appiattimento del desiderio che spegne il nostro tempo; lo rende capace di reggere l’urto della storia e di accogliere il dono che sempre ci precede e ci supera.

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