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Soteriologia e giustizia. Lo ius diaboli in Agostino

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COD: 2396480069 Categoria:

Descrizione

Nell’era patristica le componenti del mito e del diritto hanno significativamente influenzato l’elaborazione delle prime teorie soteriologiche. Entrambe queste dimensioni sono costantemente presenti anche nell’analisi del ruolo rivestito dal diavolo. Già Ireneo sottolinea come Dio, per salvare l’umanità, abbia voluto agire nei confronti del demonio con giustizia. Ma se Dio ha scelto di utilizzare il diritto per sconfiggere Satana e non ha imposto meramente il proprio potere, sorge la questione di un eventuale riconoscimento allo stesso Satana di una sorta di diritto nei confronti dell’uomo. A partire da questa riflessione si è sviluppata la teoria dello ius diaboli, che i Padri hanno immaginato ed elaborato in modalità diverse1. L’opzione soteriologica sulla quale tale teoria si è precipuamente basata è stata la dottrina della salvezza tramite il pagamento di un riscatto da parte di Cristo2. La Scrittura parla, infatti, di un prezzo del riscatto pagato dal Signore, ma non indica il destinatario del pagamento (1Pt 1,18-19). L’immagine scritturistica del prezzo del riscatto pagato da Cristo per la nostra salvezza riveste un valore metaforico, in quanto rimanda a un contenuto sublime e trascendente, per il quale la metafora non deve essere utilizzata al di là delle sue implicazioni. Chiedersi a chi sia pagato il prezzo del riscatto, è una domanda che rischia già seriamente di estendere in modo indebito la metafora, concettualizzandola e ponendola a fondamento di una teoria. Non esiste, in senso letterale, un riscatto versato a qualcuno, che potrebbe compromettere il movimento discendente della soteriologia, per il quale la salvezza è un’iniziativa gratuita di Dio che non soggiace ad alcuna condizione a Lui esterna3.

 

Tuttavia, non è senza significato o valore il fatto che da Origene in poi si sia sviluppata la teoria dello ius diaboli. Origene ritiene che il riscatto sia stato pagato al diavolo, in quanto era il diavolo a detenere in ostaggio l’uomo peccatore. Secondo lo scrittore ecclesiastico, Cristo si è consegnato nelle mani del diavolo come prezzo del riscatto, ma in tal modo la preda è sfuggita al diavolo, perché era impossibile che il diavolo potesse mantenere Dio stesso in condizioni di cattività, e nondimeno tale pagamento ha procurato giustamente la consegna dell’uomo. L’autore afferma che noi ci eravamo venduti al diavolo con i nostri peccati ed egli aveva chiesto come riscatto il sangue di Cristo. Se si intende questo riscatto non come una transazione economica, ma come un combattimento, si può intravedere il carattere positivo della teoria: se Cristo ha liberato l’uomo combattendo e vincendo il diavolo, anche l’uomo, affrontando un medesimo combattimento con le armi della grazia procurate dal sacrificio di Cristo, può arrivare alla vittoria4. La posizione origeniana è stata ampiamente sviluppata da Gregorio di Nissa.

 

Con Giovanni Crisostomo e Agostino l’elaborazione di un cosiddetto ius diaboli giunge alla sua formulazione più matura. Il santo antiocheno ritiene che il demonio sia

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