Descrizione
IL LIBRO DEI SALMI «LODATE IL SIGNORE»
SOMMARIO
Donatella Scaiola
LA TORÀ IN PREGHIERA
Dionisio Candido
LA STORIA DELL’INTERPRETAZIONE DEI SALMI
Guido Benzi
NEL PRISMA DELLA POESIA.
CARATTERI E SIGNIFICATI DEI SALMI
Fabrizio Ficco
«MIO DIO, MIA RUPE» (SAL 18,3). DIO NEI SALMI
Laura Invernizzi
I VOLTI DELL’ORANTE. L’ESSERE UMANO
NEI SALMI TRA GRIDO, LODE E SPERANZA
Ombretta Pettigiani
IL SALTERIO COME PREGHIERA CHE INTERROGA
Approfondimenti
Luigi Gioia
QUESTIONI
SALMI E PREGHIERA. IL CANTO NUOVO
DELL’ABBANDONO, DELL’AMORE E DEL DESIDERIO
Enrico Scaccia
I SALMI NELLA LITURGIA CRISTIANA
CANTARE LA PAROLA.
I SALMI NEL RESPIRO DELLA LITURGIA
Rubriche
BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone
Alla ricerca di una grammatica della lode
LETTURA EBRAICA
DEI SALMI di Furio Aharon Biagini
I Salmi: un libro al di fuori del tempo
VERSI PER DIO a cura di Annalisa Guida
Intervista alla poetessa Ardea Montebelli
APOSTOLATO BIBLICO di Alessandra Bellofiore
Buone pratiche: i primi passi
BIBLIOGRAFIA RAGIONATA di Fabrizio Ficco
ARTE di Marcello Panzanini
Il cantore di Dio. Il re Davide nella Bibbia di Vivien
EDITORIALE
Ti cercherà, o Dio, per le strade della città ti cercherà. Ti troverà a volte nel giardino, altre in una risata di bambini, o tra i colori delle case. E a Te, o Dio, spetta indicargli il cielo, affinché non ti cerchi in una città in fiamme. Questi versi, scritti a Gaza nel settembre 2024 dal giovanissimo poeta palestinese Haidar al-Ghazali, così come quelli di tanti suoi connazionali, uomini e donne (cfr. quelle raccolte in Il loro grido è la mia voce. Poesia da Gaza, Fara, Roma 2025), testimoniano non solo un dramma umanitario immenso e una violenza indicibile, ma anche la resilienza della parola poetica, che riesce a farsi più forte delle esplosioni, che sopravvive ai massacri e alla fame, che difende la dignità umana e la storia, personale e collettiva, dall’oblio e dall’indifferenza. Come si possano scrivere versi sotto le bombe a Gaza o nei campi di sterminio ad Auschwitz o in esilio sui fiumi di Babilonia è una domanda che accompagna da sempre noi lettori, basiti e grati. Eppure, quei versi stanno lì, e ci restano, e tengono aperto un singolare dialogo con Dio – ora di confessione, ora di supplica; qui di accusa, lì di lode… – da migliaia di anni, a latitudini tra loro anche molto distanti. La parola poetica indaga, esprimendola, la complessità dell’esistenza e si appella al divino quando si affaccia sulla soglia del mistero, dell’indicibile, inerpicandosi come la scala del sogno di Giacobbe. Anche la poesia biblica è così: una scala tra terra e cielo, percorsa dalla preghiera di generazioni di credenti alla ricerca di consolazione, di speranza, di Qualcuno che ascolti e risponda (persino quando la risposta, come avvenne a Giobbe, sovverte completamente le domande iniziali). In particolare, è così la preghiera dei Salmi, ai quali dedichiamo l’annata 2026 di Parole di vita: una raccolta che ritma da secoli la preghiera di intere comunità di credenti, riuscendo a dar voce e parole anche alle invocazioni che non riescono a farsi più che sussurro. La scheda di presentazione dell’annata alla pagina seguente darà ragione – speriamo in modo sufficientemente chiaro – dell’articolazione dei diversi fascicoli e delle piste di approfondimento che, di anno in anno, si aggiungono agli articoli esegetici per definire la nostra proposta editoriale, sempre al crocevia tra rigore scientifico e leggibilità godibile per un pubblico anche non specialistico. In questo editoriale di apertura, invece, mi preme soprattutto sottolineare la singolare attualità e trasversalità della poesia salmica. Pensare a quante donne e uomini abbiano pregato Dio con gli stessi versi con cui oggi esprimiamo la nostra supplica rende l’idea, io credo, del loro straordinario potere, ossia quello di creare un’intensa solidarietà umana, assolutamente trasversale tra generazioni, identità, fedi, vissuti concreti, che levano insieme il loro canto verso l’Assoluto. Ci è sembrato, dunque, che questa poesia meritasse ancora una volta di essere letta, apprezzata, approfondita, tenendola in dialogo non solo con la tradizione orante ebraica e cristiana, ma anche con la riflessione teologica e le problematiche istanze della contemporaneità. Perché, finanche nell’accelerazione tecnologica in cui siamo immersi e nell’apparentemente inarrestabile frammentazione e scarnificazione del linguaggio ordinario, la poesia resiste e non tace. E Dio ama e sposa il suo canto, facendone Parola sua.





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